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Fini, lo statista che serve all'Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 06 Settembre 2010 07:58
 
E’ Il discorso che ci aspettavamo, di alto profilo, chiaro e lungimirante.

Fini è uno dei pochi e rari politici nel vero senso della parola, parla e si fa capire benissimo.
Ha comunicato, spiegato e risposto a Berlusconi, col suo stile, e la sua dialettica, che denota una grande capacità e un orizzonte di lungo termine come pochi hanno in Italia.
I punti importanti e decisivi per il futuro del Pdl, del Governo e dell’Italia sono stati toccati.
Oggi non c’è più il Pdl, “Non si può rientrare in un partito che non c’é più. Si va avanti senza farsi intimidire.
E non è mancato un giusto accento al partito del “ predellino”, la stranezza di un partito nato dall’oggi al domani secondo i voleri del Cavaliere che si inventa un nuovo partito secondo i suoi voleri!
Ha affrontato senza remore il tema delle alleanze con dignità e chiarezza:
“Si va avanti – dice il presidente della Camera dal palco di Mirabello – senza ribaltoni o ribaltini, senza cambi di campo. E senza atteggiamenti che possano dare in alcun modo agli elettori la sensazione che noi si abbia raccolto voti nel centrodestra per poi portarli da qualche altra parte”.
Fini ha pure toccato il tema del lavoro, che è la maggiore preoccupazione dei precari e di quanti il lavoro non ce l’hanno più o sperano di trovarlo.
“Il governo ha operato bene per fermare la crisi – premette il presidente della Camera dal palco di Mirabello – ma oggi dobbiamo far ripartire l’economia, non ci possiamo compiacere che i conti pubblici tengono”. Dunque “credo che occorra il coraggio politico di dar vita a quelle riforme che erano nel programma originale del popolo delle libertà e che sono state dimenticate. E’ arrivato il momento di dar vita a riforme che portino ad un nuovo patto tra capitale e lavoro perché è indispensabile mettere i produttori di ricchezza dalla stessa parte della barricata dei lavoratori”.
La famiglia è uno dei temi cardine della destra da sempre e non manca infatti nelle parole del Presidente Fini:
“Se nell’ambito di cinque punti si deve ridurre carico fiscale, la proposta che noi facciamo è: interveniamo sul quoziente familiare per far sì che chi ha figli, anziani e disabili a carico abbia un peso fiscale minore”.
Non manca la risposta a Bossi:
“Il federalismo è possibile solo se sarà fatto “nell’interesse di tutta l’Italia, non soltanto nella parte più sviluppata del Paese. Bossi sa che è possibile realizzare il federalismo, ma solo se nell’interesse generale”.
E’ la dimostrazione della differenza di spessore tra i due leader, Bossi pensa al consenso del Nord, Fini pensa all’Italia.
Le parole dirette a Berlusconi, dimostrano anche qui la differenza tra il politico Fini e l’improvvisato Berlusconi : “siamo tutti grati per quel che ha fatto soprattutto quando, nel ’94, ha contrastato la gioiosa macchina da guerra; ma la gratitudine non puo’ significare che ogni volta che si critica o si esprime opinioni diverse, ci si debba sentire accusati di lesa maestà. Non ci può essere diritto di lesa maestà perché non c’é un popolo di sudditi”.
E’ vero che Berlusconi è legittimato dal voto popolare a governare, e questo Fini lo ha riconosciuto al Cavaliere, è anche vero però che dirigere l’Italia non è come dirigere un’azienda, e i cittadini sono e devono essere tali e non sudditi del re.
Tra le tante cose interessanti, impossibili da elencare per quantità e qualità, citate dal Leader, pure la considerazione agli ex- colonnelli: “Qualche colonnello ha cambiato generale e forse è già pronto a cambiarlo ancora”.
A dimostrazione che i se traditori ci sono, sono da ricercare tra gli ex, saliti alla cronaca dietro a Gianfranco e ora dall’altra parte della barricata.
In conclusione possiamo sicuramente affermare senza tema di smentita, che le parole di Fini erano attese con titubanza da parte di Berlusconi e Bossi, ma hanno portato chiarezza e lucidità di giudizio nel dibattito politico italiano.
Fini ha spiegato le nostre ragioni del dissenso, senza remore ed esitazioni.
Vedremo ora se ci sarà condivisione o rottura da parte della Forza Italia allargata, per citare Fini.
Giuseppe Criseo
www.ilfiniano.it
responsabile del circolo Generazione Italia Somma e Malpensa
www.somma-attiva.blogspot.com
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Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Settembre 2010 08:00
 
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Scritto da Administrator   
Giovedì 02 Settembre 2010 22:37
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Scritto da Administrator   
Giovedì 02 Settembre 2010 22:15
PER FIRMARE LA PROTESTA ON LINE
http://www.leal.it/campagna-bruxelles/
 
Ai primi di settembre, il Parlamento Europeo voterà la nuova Direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. È una legge a misura di vivisettore, che NON OBBLIGA a utilizzare i metodi sostitutivi ai test con gli animali neppure laddove esistono.

In compenso essa permette di:

    * - sperimentare su gatti e cani randagi
    * - riutilizzare lo stesso animale più volte anche se ha già provato intenso dolore e angoscia
    * - sperimentare senza anestesia
    * - costringere un animale al nuoto forzato fino all'esaurimento
    * -tenere in isolamento totale e prolungato cani e scimmie
    * - creare animali geneticamente modificati mediante procedure chirurgiche.
aderisce anche il sito ilfiniano
 
Prevenzione incidenti a Malpensa PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 31 Agosto 2010 08:13

martedì 31 agosto 2010

prevenzione incidenti a Malpensa

(Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81  )


Art. 76. Requisiti dei DPI 1. I DPI devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, e sue successive modificazioni. 2. I DPI di cui al comma 1 devono inoltre: a) essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per se’ un rischio maggiore; b) essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro; c) tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore; d) poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità.Art. 76. Requisiti dei DPI 1. I DPI devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, e sue successive modificazioni. 2. I DPI di cui al comma 1 devono inoltre: a) essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per se’ un rischio maggiore; b) essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro; c) tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore; d) poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità.
Art. 77.
Obblighi del datore di lavoro
1. Il datore di lavoro ai fini della scelta dei DPI:
a) effettua l’analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi;
b) individua le caratteristiche dei DPI necessarie affinche’ questi siano adeguati ai rischi di cui alla lettera a), tenendo conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI;
c) valuta, sulla base delle informazioni e delle norme d’uso fornite dal fabbricante a corredo dei DPI, le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e le raffronta con quelle individuate alla lettera b);
d) aggiorna la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione significativa negli elementi di valutazione.
2. Il datore di lavoro, anche sulla base delle norme d’uso fornite dal fabbricante, individua le condizioni in cui un DPI deve essere usato, specie per quanto riguarda la durata dell’uso, in funzione di:
a) entità del rischio;
b) frequenza dell’esposizione al rischio;
c) caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore;
d) prestazioni del DPI.
3. Il datore di lavoro, sulla base delle indicazioni del decreto di cui all’articolo 79, comma 2, fornisce ai lavoratori DPI conformi ai requisiti previsti dall’articolo 76.
4. Il datore di lavoro:
a) mantiene in efficienza i DPI e ne assicura le condizioni d’igiene, mediante la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie e secondo le eventuali indicazioni fornite dal fabbricante;
b) provvede a che i DPI siano utilizzati soltanto per gli usi previsti, salvo casi specifici ed eccezionali, conformemente alle informazioni del fabbricante;
c) fornisce istruzioni comprensibili per i lavoratori;
d) destina ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano l’uso di uno stesso DPI da parte di più persone, prende misure adeguate affinche’ tale uso non ponga alcun problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori;
e) informa preliminarmente il lavoratore dei rischi dai quali il DPI lo protegge;
f) rende disponibile nell’azienda ovvero unità produttiva informazioni adeguate su ogni DPI;
g) stabilisce le procedure aziendali da seguire, al termine dell’utilizzo, per la riconsegna e il deposito dei DPI;
h) assicura una formazione adeguata e organizza, se necessario, uno specifico addestramento circa l’uso corretto e l’utilizzo pratico dei DPI.
5. In ogni caso l’addestramento e’ indispensabile:
a) per ogni DPI che, ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, appartenga alla terza categoria;
b) per i dispositivi di protezione dell’udito.
Art. 80.
Obblighi del datore di lavoro
1. Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinche’ i materiali, le apparecchiature e gli impianti elettrici messi a disposizione dei lavoratori siano progettati, costruiti, installati, utilizzati e manutenuti in modo da salvaguardare i lavoratori da tutti i rischi di natura elettrica ed in particolare quelli derivanti da:
a) contatti elettrici diretti;
b) contatti elettrici indiretti;
c) innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a sovratemperature pericolose, archi elettrici e radiazioni;
d) innesco di esplosioni;
e) fulminazione diretta ed indiretta;
f) sovratensioni;
g) altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili.
2. A tale fine il datore di lavoro esegue una valutazione dei rischi di cui al precedente comma 1, tenendo in considerazione:
a) le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro, ivi comprese eventuali interferenze;
b) i rischi presenti nell’ambiente di lavoro;
c) tutte le condizioni di esercizio prevedibili.
3. A seguito della valutazione del rischio elettrico il datore di lavoro adotta le misure tecniche ed organizzative necessarie ad eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti, ad individuare i dispositivi di protezione collettivi ed individuali necessari alla conduzione in sicurezza del lavoro ed a predisporre le procedure di uso e manutenzione atte a garantire nel tempo la permanenza del livello di sicurezza raggiunto con l’adozione delle misure di cui al comma 1.
Visto che a Malpensa, risultano parecchi incidenti sul lavoro, chiediamo una maggiore attenzione alle aziende operanti sul lavoro ed in particolare alle molteplici cooperative presenti.
Nel caso di inadempimenti le sanzioni sono importanti.
Si sollecita comunque anche da parte dei lavoratori una grande attenzione e sopratutto l’utilizzo dei Dpi che devono essere forniti e sotituiti all’occorrenza.
Siamo attenti anche da parte nostra e sosterremo eventuali azioni contro le aziende che non ottemperassero agli obblighi legislativi assieme ai sindacati, la politica deve essere al servizio dei lavoratori.
Giuseppe Criseo
Generazione Italia circolo Somma e Malpensa
www.somma-attiva-blogspot.com
www.ilfiniano.it
 
TESSERA DEL TIFOSO, BUSINESS O SICUREZZA? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 29 Agosto 2010 22:41

TESSERA DEL TIFOSO, BUSINESS O SICUREZZA?


Premessa: allo stadio si va per vedere la partita, non per provocare disordine, esaltarsi e menar le mani.

Come al solito pochi facinorosi deturpano l’immagine e provocano danni ai veri sportivi, la stragrande maggioranza.

Cos’è? “è valida in tutti gli stadi senza distinzione tra i vari campionati nazionali,rientra tra le agevolazioni di cui all’art. 8 del dl 8 febbraio 2007, n. 8, convertito dalla l. 4 aprile 2007, n.41, ed è rilasciata nel rispetto delle procedure previste dal dm del 15 agosto 2009” ( www.lorenteggio.com).

La carta viene rilasciata dalle società sportive dietro presentazione di un documento d’identità, deve essere sempre portata con sé allo stadio, assieme comunque ad un documento d’identità.

La richiesta va inviata dalle società alle questure che rilasciano il nulla-osta dopo aver verificato che ci siano i presupposti di legge, ossia non avere il Daspo ovvero ad una delle misure previste dalla legge 27/12/56 n. 1423, misure previste dal decreto Maroni.

Le società sportive creano delle corsie dedicate ai possessori e accompagnatori .

Il costo varia da club a club e questo non è giusto.

Il massimo richiesto è comunque 10 euro.

Dietro ci sono in alcuni casi anche vari servizi, per es. quella dell’Inter consente di:

“Effettuare pagamenti in tutta sicurezza in tutto il mondo e on line.
Ricaricarla, anche a distanza, fino a 3000 euro, senza la necessità di un conto corrente o aver raggiunto la maggiore età.
Presso tutte le Agenzie della Banca Popolare di Milano, negli oltre 8000 sportelli Bancomat delle banche aderenti al Network QuiMultiBanca, tramite bonifico bancario e c/o ricevitorie autorizzate sull rete Sisal in tutta Italia.”

E addirittura altro: “ristoranti, hotel, beauty farm, negozi e tanti altri esercizi ancora. Vieni a scoprirli! Iscriversi e partecipare al Club è semplice e veloce! Non dovrai fare altro che registrarti alla Community nerazzurra, inserire i tuoi dati e aderire all’iniziativa: riceverai subito un Welcome Bonus di 250 punti!”

Il dubbio che si sia partiti dal problema sicurezza per poi ampliarsi ad altro è evidente!

C’è poi la questione privacy

Si precisa nel sito del Ministero dell’Interno: “Chi richiede la tessera del tifoso viene schedato?

No. La gestione dei dati personali è di esclusiva competenza e responsabilità delle società sportive. Ai fini del controllo dell’esistenza di eventuali DASPO o condanne per reati da stadio, i dati vengono trasmessi alle Questure che li trattengono per il tempo strettamente necessario alla verifica”

Quali sono i controlli messi in campo sulle società sportive per verificare il trattamento della correttezza dei dati archiviati, visto che finirebbero per girare ai circuiti bancari e ad esercizi convenzionati commerciali convenzionati?

Un altro aspetto importante è l’obbligo della tessera per le trasferte.

Quando entrerà in vigore?

Già da ora può essere richiesta alle società sportive.” Dalla prossima stagione calcistica non sarà più possibile sottoscrivere un abbonamento o seguire la propria squadra in trasferta, nel settore ospiti, senza la tessera” ( sito del Ministero dell’interno).

Alla faccia della democrazia, va bene controllare gli spostamenti ma non sarebbe più opportuno controllare i pochi che sbagliano, piuttosto che schedare tutti?

E per gli stranieri?

Un cittadino straniero, anche se turista, può acquistare un biglietto per vedere una partita di calcio?

Si. Anche se non ha la tessera del tifoso, può acquistare regolarmente un biglietto attraverso le ricevitorie autorizzate.

( sempre sito Ministero Interni).

Chi lo dice agli stranieri che bisogna acquistare il biglietto tramite le ricevitorie e non allo stadio?

Seguendo questa legge si può avere la Daspo, limitazione all’ingresso agli stadi “ può essere comminato anche nei confronti di soggetti minori di anni 18, che abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età (in tal caso, il divieto è notificato a coloro che esercitano la patria potestà)”. Tratto da : http://www.osservatoriosport.interno.it/daspo/index.html

Ricapitolando, un genitore che volesse frequentare lo stadio non potrebbe nel caso in cui fosse inibito l’ingresso al figlio! Le colpe del figlio ricadono sul padre!

Mai visto niente di simile.

Sarebbe opportuno rivedere i tanti aspetti di questa legislazione che vorrebbe superare un problema ma ne pone diversi altri.

Giuseppe Criseo

www.ilfiniano.it

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