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Pronta legge contro lavoratori e articolo 18, l'attacco di Criseo PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 06 Marzo 2010 11:40
Pronta legge contro lavoratori e articolo 18, l'attacco di Criseo

Il responsabile per il Lavoro e l'Occupazione dell'Italia dei Diritti: "Duro colpo allo Statuto, normativa scavalcata se a decidere sui licenziamenti saranno gli arbitri e non più i giudici"


Roma, 6 marzo 2010 -  "L'arbitrato è una soluzione che potrebbe funzionare in un paese normale ma qui di regolare non c'è più nulla, le norme vengono applicate e cambiate ad uso e consumo del Principe. Il giudizio sarà secondo equità e non secondo le norme del codice civile, questo è il nocciolo del problema. La legge verrà bypassata dall'arbitro". Queste le prime amare parole del responsabile per il Lavoro e l'Occupazione dell'Italia dei Diritti Giuseppe Criseo alla notizia dell'ormai prossima approvazione del disegno di legge 1167-B che, modificando l'articolo 412 del codice di procedura civile, consentirebbe la risoluzione delle controversie tra datore di lavoro e dipendente tramite un arbitro evitando così il ricorso al giudice del lavoro. L'arbitro deciderebbe secondo il suo principio di equità e non secondo la legislazione, inoltre si parla di aggiramento dell'articolo 18 poiché già nella stipula dell'atto di assunzione, in barba ai contratti collettivi, potrebbe essere stabilito con quale procedura risolvere le controversie future. Tuona sdegnato l'esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: "Questo è un duro attacco ai lavoratori e alla Magistratura. Il Governo non si fida degli organi di giurisdizione e propone gli arbitri. Così però si va incontro alle aziende e non ai lavoratori. Le sentenze lasciano una traccia indelebile e possono essere impugnate dai dipendenti, la stessa cosa non può avvenire per le controversie risolte dai mediatori che così restano questioni isolate e private tra datore di lavoro e personale subordinato. In tal modo si va a svuotare di fatto il potere del lavoratore perché non interviene più la legge. Oltre che ai dipendenti - conclude Criseo -, questo rappresenta un duro attacco alla Magistratura che non può disporre dei suoi strumenti e operare in un campo di sua stretta competenza perché di fatto tale compito viene svolto da altri senza preparazione né dispositivi a tutela delle persone".



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