
Addio per sempre a Berlusconi, ora si comincia liberi.
Liberi di fare, di dire, di proporre, di progettare.
Il Governo ha i numeri? Non direi proprio.
“Berlusconi assicura “il governo è saldo, il mio consenso personale oltre il 60%”. Eppure erano state le stesse colombe del partito a sconsigliargli lo strappo definitivo con Fini. Al momento, infatti, il Pdl ha 342 deputati a fronte di una maggioranza necessaria di 316 a Montecitorio, e 174 senatori a fronte di una di 162 a Palazzo Madama. Alla Camera, quindi, basterebbero 27 voti in meno per portare il Governo a 315, sotto la soglia minima di sopravvivenza. Proprio là dove si arriverebbe senza i 34 deputati finiani pronti a sfilarsi. A Palazzo Madama, invece, per perdere la maggioranza, dovrebbero essere 16 i senatori ad abbandonare il Pdl. Per ora si parla di 14, ma come si sa, chi conta in Parlamento non sono i presenti, bensì gli assenti. Ne basterebbero un paio con il mal di pancia e addio”. ( Panorama)
Nonostante tutto, Fini ha dimostrato e dimostrerà di essere un vero statista ribadendo di voler rispettare il patto con gli elettori come ha dimostrato in più occasioni, rimarcando le lacune del Pdl ma non facendogli mancare i voti nelle aule parlamentari.
Berlusconi invece nel documento con cui sancisce la rottura evidenzia il suo pensiero in forma inequivocabile e che dimostra il suo disprezzo per la democrazia e il dibattito interno:
“l'On. Gianfranco Fini ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio”
Non si personalizza così la vita politica di un partito e di conseguenza del paese, i veri statisti tengono ben distinto il ruolo politico da quello personale e soprattutto devono curare gli interessi più alti del paese quando sono ad un certo livello; nel passaggio sopra si rimarca invece la “persona del Presidente del Consiglio” come se fosse inattaccabile sempre e comunque, padre e padrone.
Altri passaggi del documento del “ padrone” esprimono la sua visione vera della legalità:
“Il PdL proseguirà con decisione nell'opera di difesa della legalità, a tutti i livelli, ma non possiamo accettare giudizi sommari fondati su anticipazioni mediatiche.”
Una cosa sono i le anticipazioni e le indiscrezioni giornalistiche che possono anche essere di parte, e la magistratura pure, ma ci si dimentica dei fatti oggettivi di parlamentari condannati e tirati in ballo da affaristi e faccendieri che devono essere banditi dalla politica.
Nel Pdl di Berlusconi si assisteva attoniti alle inchieste con disturbo e altezzosità, per l’assalto ai manovratori intoccabili.
Fini, il vero statista invece, ha un’idea diversa e pura tipica del vero politico non del “padrone” prestato alla politica.
Vi è pure l’attacco a Fini come Presidente della Camera, che dovrebbe essere al di sopra delle parti, in una democrazia vera e propria aggiungiamo noi, non in questo marasma istituzionale senza regole. Si critica Fini per il suo attivismo ma anche per non aver partecipato alla campagna elettorale:
“L'unico breve periodo in cui Fini ha «rivendicato»nei fatti un ruolo superpartes è stato durante la campagna elettorale per le regionali al fine di giustificare l'assenza di un suo sostegno ai candidati del Pdl.
Berlusconi anche in questo caso dimostra dimostra di non avere le idee chiare.
Si aggiunge poi verso la fine del documento:
“Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarietà fra i consociati”.
A parte il fatto che le correnti ci sono e ci saranno sempre in tutti i partiti tranne nei regimi comunisti e nelle dittature in genere, solidarietà non vuol dire accettare passivamente le direttive oppure essere messi alla porta!
Non parliamo poi di solidarietà che indica qualcosa di nobile che nulla ha a che vedere con quanto abbiamo assistito in questi ultimi tempi a cominciare col ddl sulle intercettazioni che con la scusa della privacy voleva impedire che il popolo sapesse in che mani si era messo.
Alla porta andrebbe chi ha tradito lo spirito e anche lo statuto del Pdl che recita così:
“Art. 1 - Il Popolo della Libertà
Il Popolo della Libertà è un movimento di donne e uomini che credono nella libertà e vogliono rimanere liberi, e si riconoscono nei valori del Partito dei Popoli Europei: la dignità della persona, le centralità della famiglia, la libertà e la responsabilità, l’uguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà”
Tutti temi importanti a cui si devono riconoscere coloro che sono nel Pdl e l’esempio deve venire dall’alto. E qui viene il bello della storia : chi ha lottato per la giustizia e la legalità richiesti dallo statuto viene sbattuto fuori.....
Giuseppe Criseo
Responsabile circolo “ Generazione Italia Somma e Malpensa”